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RECENSIONE: Dregen “Dregen”

Dregen "Dregen"

(Caroline/Universal)


Per Chi Ascolta: rock'n'roll ma non solo, tante le contaminazioni!

Tre anni orsono i Backyard Babies di fatto congelavano il loro progetto durato vent'anni, per lasciare liberi i membri di farsi un po' di fatti propri e così, dopo il frontman Nicke Borg, arrivato a un certo successo con i suoi Homeland, in pista da pochi mesi dopo l'ultimo concerto con i Babies, ecco anche l'altro elemento portante del combo svedese. Dregen arriva al debutto, dopo un po' di vagabondaggio fra svariati progetti, in primis quello con Michael Monroe, con cui ha lavorato anche all'ultimo album. Un debutto con il botto che però non è doverosamente consigliato solo a chi rimpiange ancora i bei tempi dei Backyard Babies o degli Hellacopters. Un disco arricchito da alcuni nomi d'eccezione su tutti il suo amico di vecchia data Nicke Andersson, con cui aveva già lavorato con Hellacopters e Imperial State Electric e che ha aiutato in più parti e strumenti in studio, ma anche Karl Rockfist (già con Michael Monroe e Danzig), Sami Yaffa (Hanoi Rocks e New York Dolls) e John Calabrese (già con Danko Jones), così come ai vocalizzi troviamo Danko Jones e una cantante svedese quasi sconosciuta fuori dai confini, Titiyo, fare un'apparizione a testa. E un misto di emozioni si rincorre lungo tutta la durata. Rock'n'roll sporco, fumoso e decadente com'era lecito aspettarsi, il tutto però annaffiato andando a pescare fra elementi più disparati, e se l'annuncio parla di voler fondere Kiss (ovvio) a Slayer, Beastie Boys e Miles Davis di sicuro qualcosa del genere era da mettere in conto. Il tutto fluisce in un lavoro che non è così lineare e scontato, mettendo nel mezzo riff più moderni e metal, attitudine stradaiola, e tanti bei momenti che si fondono nella poco più di mezz'ora a disposizione. Si va così dal rock'n'roll più semplice e diretto e dai cori ben piantati, esposti fin dall'iniziale "Division Of Me", arricchita anche da un piano che entra velocemente nelle vene. Parte poi il primo singolo estratto, "Just Like That", moderna e con un refrain azzeccato. E quindi passiamo per la lenta, blueseggiante e fumosa "Flat Tyre On A Muddy Road", le chitarre più ruvide a appuntite della anomala ma riuscita "Gig Pig", i tocchi funkeggianti e poppeggianti di "6-10" (dove troviamo Danko Jones), giù via fino alla semplice ma di impatto chiusura della ritmata "Mojo's Gone'". Da ascoltare tutto d'un fiato e senza pregiudizi di sorta, senza pretese di essere il disco dell'anno ma un lavoro ben scritto e strutturato, facendoci vedere che Dregen, a tratti aiutato anche dal fido amico Nicke Andersson, ha ancora qualcosa da dire, una volta uscito dai BB. Se qualcuno aveva lasciato perdere l'altro Nicke (Borg) bollando come moscio il suo progetto, troverà sicuramente nuovo vigore ascoltando quest'album, che è Dregen al 100% in fondo, senza grandi compromessi. Attendiamo con ansia al varco del live, nel prossimo tour, indovinate con chi? Gli Imperial State Electric, obviusly!


 

Momento D'Estasi: Dura scegliere, ma direi l'iniziale "Division Of Me" e la finale ""Mojo's Gone'" sono quelle che più rimangono nella mente, ma anche l'"anomala" "Flat Tyre On A Muddy Road"!

Pelo Nell'Uovo: Fra i mille progetti del nostro, ci sarà modo di portare avanti a dovere anche questo?